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Ue: migliora il deficit italiano, la crescita resta bassa.

MILANO – Deficit in miglioramento e crescita economica ancora ferma ai livelli previsti nello scorso autunno. Ancora difficoltà sul mercato del lavoro e debito in aumento, sebbene a livelli inferiori rispetto alle precedenti stime.

L’aggiornamento delle previsioni economiche della Commissione europea segue le attese e indica per l’Italia un calo al 2,6% per il 2015 del rapporto tradeficit e Pil, grazie soprattutto al calo della spesa per interessi. A novembre, la Ue stimava un dato del 2,7%. Ancora più significativa la revisione per il prossimo anno: ora la Commissione stima un dato del 2%, quando nell’autunno scorso indicava il 2,2%. Per quanto riguarda la correzione strutturale del deficit, ora Bruxelles prevede per il 2015 un valore pari allo 0,25% del Pil, in accordo con le nuove interpretazioni ‘flessibili’ del Patto di stabilità e crescita.

“L’equilibrio strutturale è previsto in miglioramento di un quarto di punto percentuale del Pil nel 2015″, scrivono i servizi del Commissario agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici. Il dato del deficit strutturale, pari allo 0,9% del Pil nel 2014, scenderà allo 0,6% nel 2015 (era stimato allo 0,8% nelle precedenti previsioni di 3 mesi fa) e tornerà a salire allo 0,8% nel 2016 (1% secondo le previsioni autunnali). Il 27 febbraio prossimo, per altro, la Commissione darà il suo giudizio definitivo sulla legge di Stabilità italiana.

Per quanto riguarda la crescita del Prodotto interno lordo dell’anno in corso, invece, la Commissione non ha spostato le previsioni rispetto al +0,6% indicato già nel novembre scorso. Poco ci si fida, nell’immediato, della capacità di cogliere elementi favorevoli quali il calo del prezzo del petrolio e il quantitative easing della Bce, che attraverso l’acquisto di titoli di Stato immetterà nuova liquidità sul mercato tenendo bassi i rendimenti. Elementi che hanno cambiato di molto lo scenario, se si considera che al momento di stilare le previsioni precedenti i tecnici assumevano un prezzo del petrolio a 91 dollari al barile (oltre 40 sopra i livelli attuali) e un cambio euro/dollaro vicino a 1,3, contro l’1,13 di oggi. Nel capitolo dedicato all’Italia, si legge che a trainare la crescita “sarà l’export, e solo un tenue miglioramento della domanda interna: l’aumento del potere d’acquisto delle famiglie legato ai minori prezzi energetici sarà solo parzialmente trasferito su maggiori consumi”.

Diverso il discorso se si guarda un po’ più avanti nel tempo: l’anno prossimo la crescita dell’Italia è prevista nell’ordine dell’1,3%, in accelerazione rispetto al +1,1% rilasciato a novembre. Il debito pubblico italiano crescerà ancora nel 2015, raggiungendo il picco del 133% rispetto al Pil, per poi cominciare a scendere nell’anno successivo, quando è previsto al 131,9%, grazie “a una crescita nominale più alta e al surplus primario”.

Il problema dell’economia italiana è un “alto debito e bassa crescita”, e “deve essere risolto con riforme e prudenza di bilancio”, dice il Commissario Ue, Pierre Moscovici, sul Belpaese. “Incoraggiamo il governo a fare sforzi in tal senso e aspettiamo che le autorità specifichino l’agenda di riforme economiche e cosa sostiene gli sforzi di bilancio 2015”.

Anche in questo caso, migliorano leggermente le stime di tre mesi fa (133,8% nel 2015, 132,7% nel 2016). Peggiorano invece i tassi di disoccupazione: 12,8% per il 2015 e 12,6% per l’anno prossimo, in entrambi i casi con un aumento di 0,2 punti percentuali rispetto alle stime che erano state diffuse in autunno.

L’impatto del calo dei prezzi energetici si sente e porta l’Italia quest’anno indeflazione: la crescita dei prezzi sarà a quota -0,3%, per risalire nel 2016 all’1,5%. In autunno stimava +0,5% quest’anno e +2% l’anno prossimo. Bruxelles segnala, però, che “l’inflazione ‘core’ è attesa stabilizzarsi a livelli bassi ma positivi”. Per altro, la stima include l’aumento dell’Iva previsto come clausola di salvaguardia dalla Stabilità qualora non si centrassero obiettivi di risparmio.

Alzando lo sguardo all’intera Ue, la Commissione può sottolineare con soddisfazione che “per la prima volta dal 2007 le economie di tutti gli Stati membri sono attese riprendere a crescere”. La ripresa è comunque lenta e l’Unione fatica a lasciarsi indietro la crisi, con la crescita che resta bloccata da risanamento non finito, ritardo nelle riforme e trend deboli da lungo tempo: per il 2015 la Commisisone vede una crescita “moderata” nella zona euro (1,3%) e nella Ue (1,7%). Accelera nel 2016 rispettivamente a 1,9% e 2,1%. Per i prezzi, l’Eurozona sarà sotto zero nel 2015 (-0,1%) e recupererà a +1,3% l’anno prossimo. Per l’Unione monetaria, la Commissione ha così corretto al ribasso i valori elaborati in autunno quando indicava per l’eurozona +0,8% e +1,5%. Nella Ue il tasso di inflazione è atteso scendere a 0,2% nel 2015 e risalire al 1,4% nel 2016.

L’indebolimento dell’euro contro il dollaro, pari a oltre l’8% in tre mesi, avrà “un impatto positivo sulla competitività delle imprese” oltre a “contribuire a una normalizzazione più rapida dell’inflazione”, attualmente troppo bassa. Ha detto, in conferenza stampa, ancora Moscovici.